• AIDS: Serve la Prevenzione

Sono passati oltre 20 anni da quando l’AIDS è stato riconosciuto, e da allora l’epidemia ha ucciso quasi un milione di persone ogni anno, ma con un ritmo crescente, se si stima che nel 2003 il numero di decessi nel mondo ha sfiorato i 3 milioni. Oggi 38 milioni di persone vivono con l’infezione da HIV e la maggior parte di queste è destinata prima o poi a sviluppare l’AIDS. Nonostante ciò, mentre all’inizio dell’epidemia si parlava tanto di AIDS, oggi se ne parla molto poco, e ritengo a torto. È vero che grazie ai progressi della terapia farmacologica sia la mortalità per AIDS che i nuovi casi di AIDS sono drammaticamente diminuiti nel nostro paese, ma il numero delle nuove infezioni per anno non si è ridotto sostanzialmente dall’inizio dell’epidemia ad oggi. Sono invece cambiati coloro che sono colpiti dall’infezione: se all’inizio dell’epidemia l’AIDS era prerogativa dei tossicodipendenti eroinomani che scambiavano la siringa, ed in minor parte degli omosessuali maschi per le loro pratiche sessuali a rischio, oggi è soprattutto la via sessuale, in particolare quella eterosessuale, la maggior causa dell’infezione da HIV. Si calcola che oggi, dei circa 3000 nuovi casi di infezione da HIV che si verificano nel nostro paese, circa l’80% sia di tipo eterosessuale, cioè da maschio a femmina in particolare, ma anche da femmina a maschio (meno frequentemente). Un terzo di questi casi è composto da extracomunitari che provengono da aree endemiche per l’infezione. Questi dati dimostrano in prima analisi che non si sono modificate significativamente le abitudini pericolose per l’acquisizione dell’HIV, e cioè i rapporti sessuali a rischio, in particolare per gli eterosessuali. Teoricamente, l’infezione da HIV/AIDS è una malattia facile da evitare, essendo trasmissibile per via sessuale, ma è invece molto difficile, come lo è stato per secoli per la sifilide, imporre delle modifiche nelle abitudini sessuali della popolazione, in particolare l’uso del preservativo. Nel bel mezzo di un’epidemia che colpisce tutto il mondo, soprattutto i paesi in via di sviluppo, ma anche le grandi città metropolitane e i luoghi di villeggiatura, la prima cosa saggia da consigliare sarebbe quella di non avere rapporti sessuali col primo che capita e pensarci bene prima di instaurare una nuova relazione sessuale, perché vi potrebbero essere dei problemi di acquisizione di malattie importanti, che oltre all’HIV sono le altre malattie sessualmente trasmesse, quali la sifilide (della quale si è assistito ad un ritorno anche nel nostro paese), la blenorragia, ma anche l’epatite C e B.

Bisogna essere chiari comunque a questo riguardo, senza voler imporre niente ad alcuno, ed è necessario ricordare che vi sono 3 modalità per non acquisire l’infezione da HIV che vanno scelte a seconda delle proprie convinzioni religiose, morali e comunque di vita: la prima - che è la meno popolare ed anche la più difficile da consigliare e da applicare, ma che ha una certa logica, in particolare nell’età molto giovane e comunque in certe circostanze della vita (per esempio per brevi soggiorni in aree ad alta endemia) - è quella di non avere rapporti sessuali; la seconda è di avere rapporti sessuali stabili con una persona che ricambi con lo stesso comportamento (a questo proposito anche gli omosessuali maschi non hanno alcun rischio di acquisire l’infezione da HIV se seguono questa regola); se non si seguono le prime due raccomandazioni, va usato sempre il preservativo, che riduce drasticamente la possibilità di acquisire l’infezione da HIV ed anche le altre malattie sessualmente trasmissibili.

Va anche ricordato che non è facile utilizzare sempre, per molto tempo ed in maniera corretta il preservativo, in quanto vi sono delle difficoltà culturali, pratiche e logistiche. Ne va comunque raccomandato e stimolato l’uso, cercando di mantenere vivo questo invito, come stanno facendo per esempio i volontari dell’ANLAIDS Friuli-Venezia Giulia che durante l’estate intervengono direttamente nelle discoteche di Lignano Sabbiadoro o comunque in manifestazioni seguite dai giovani di questa località balneare. Infatti, è proprio nelle località balneari o comunque turistiche che in estate si concentrano i rischi maggiori di acquisizione dell’HIV e lì va indirizzato il nostro sforzo di diffondere la mentalità giusta per impedire o ridurre significativamente la diffusione dell’infezione da HIV e delle altre malattie trasmesse sessualmente, che sono ancora presenti nel nostro paese e per le quali purtroppo ancora oggi si muore e che, secondo le prospettive attuali, potrebbero ritornare ad aumentare la capacità di indurre malattie potenzialmente mortali in associazione all’immunodeficienza da HIV.

 

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