• Cancro: novità dal meeting dell'ASCO di New Orleans

Si è appena concluso il meeting annuale dell’ASCO, la società americana di oncologia clinica, con la partecipazione di oltre ventimila oncologi provenienti da oltre cento paesi del mondo. Principali finalità dell’ASCO sono quelle di scoprire nuovi trattamenti per il cancro attraverso studi clinici controllati, di incrementare i fondi per la ricerca così da portare al miglioramento della possibilità di guarigione per una malattia che è effettivamente un insieme di cento e più singole malattie diverse tra di loro e che colpiscono 1 milione e 200mila americani e circa 300mila italiani ogni anno. La prima buona notizia comunicata alla conferenza è che continua la riduzione della mortalità per cancro negli Stati Uniti, e questo grazie ai migliori trattamenti disponibili e ad una diagnosi sempre più precoce. Si prevede inoltre che la mortalità per cancro diminuirà con una percentuale annua dello 0,8% anche per i prossimi anni, mentre purtroppo si registra un continuo aumento dell’incidenza dei tumori. Queste statistiche non valgono soltanto per gli Stati Uniti ma anche per tutti i paesi occidentali compresa l’Italia. Il problema del cancro è un vero problema sociale se si considera che la probabilità di sviluppare un tumore durante la vita media di una persona è di circa il 50% per gli uomini e del 35% per le donne. La battaglia contro il cancro si deve basare non solo sulla terapia ma anche e soprattutto sulla prevenzione e la diagnosi precoce. La prevenzione è alla base della strategia della lotta contro il cancro: il tabacco, l’abuso dell’alcool, l’eccessivo impiego di grassi e la scarsa utilizzazione di frutta e verdura nella dieta e l’eccesso di esposizione al sole sono tra le cause più importanti e prevenibili di sviluppo del cancro. La diagnosi precoce invece, che si basa su regolari screenings e alle volte anche con regolari autoesami, è importante soprattutto per il tumore della mammella, del colon-retto, della cervice uterina, della prostata, della cavità orale e laringe e della pelle, e se venisse effettivamente messa in pratica regolarmente porterebbe a una diminuzione netta della mortalità per questi tumori così comuni. Si potrebbe arrivare addirittura a percentuali di guarigione vicine al 90%.

Si è discusso molto al congresso di New Orleans sul ruolo delle terapie innovative, cioè di alcune nuove modalità terapeutiche che provengono soprattutto dalla ricerca di base e che vanno sotto il nome di terapie biologiche. Un anticorpo monoclonale, che non è altro che una specie di missile introdotto dall’esterno diretto su un bersaglio predestinato che si trova sulle cellule tumorali, contro un fattore di crescita dell’endotelio dei vasi (in termine tecnico anticorpo anti-VEGF) in aggiunta alla chemioterapia ha dimostrato in uno studio randomizzato in pazienti con tumore del polmone avanzato un aumento della durata della risposta clinica quasi doppia rispetto ai pazienti trattati con la sola chemioterapia. Questo studio è molto importante in quanto è il primo nel quale si dimostra l’efficacia di un trattamento rivolto al controllo dell’angiogenesi, un fenomeno biologico che è alla base della formazione di nuovi vasi sanguigni che alimentano il tumore e del quale si è parlato estesamente negli anni passati grazie alle scoperte del ricercatore americano Folkman. Un altro anticorpo monoclonale ha dimostrato la sua attività nei tumori del colon-retto così come un altro invece diretto verso i recettori di un fattore di crescita ha dimostrato in aggiunta alla radioterapia la sua efficacia nei tumori avanzati del capo e collo. Nel campo delle terapie biologiche sono stati riportati anche i primi risultati sui pazienti dei cosiddetti vaccini sia in tumori ematologici che in tumori solidi quali il melanoma, il rene, la mammella, con risultati nel complesso molto promettenti. Ovviamente questi studi non sono ancora nella pratica clinica, ma sono ancora oggetto di ricerca, ma già però si impiegano nei pazienti. Sono stati anche riportati quattro studi clinici di grande rilevanza, perché condotti su un numero elevato di pazienti con un gruppo di controllo e che potranno senz’altro modificare la strategia terapeutica del cancro nei prossimi anni. In particolare nel tumore dello stomaco localmente avanzato ma operabile, un trattamento combinato con la radioterapia e chemioterapia dopo la chirurgia migliora la sopravvivenza globale e libera da malattia rispetto alla chirurgia da sola. Questo è un progresso considerevole in un tumore piuttosto diffuso come quello dello stomaco. Risultati molto promettenti sono stati anche riportati nel tumore del polmone, della mammella, della prostata e nei linfomi, con un modesto ma costante miglioramento nei risultati dei trattamenti che induce ad un cauto ottimismo sulla possibilità di migliorare significativamente la sopravvivenza del cancro nei prossimi anni.

 

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