• PROSTITUZIONE: NUOVE REGOLE SANITARIE PER COMBATTERE L'AIDS

E’ sempre piu’ evidente che l’HIV si diffonde attraverso i rapporti sessuali, in particolare con le prostitute. Anche nel nostro paese e non solo, i nuovi casi di AIDS si manifestano in soggetti che hanno acquisito l’infezione attraverso rapporti sessuali non protetti, in particolare con prostitute. E’ necessario pertanto procedere al più presto alla riorganizzazione della prostituzione nel nostro paese, anche nel contesto della lotta alla criminalità organizzata, per rendere più vivibili certe aree delle nostre città e per controbattere la diffusione dell’AIDS. Va detto chiaramente che questo mestiere è senz’altro sui generis, e che non è quanto di più desiderabile vorremmo che le persone scegliessero, che dovrebbe essere possibilmente momentaneo, ma è il mestiere più vecchio del mondo e così va accettato, anche perché le emergenze sanitarie collegate alla prostituzione, per esempio l’AIDS, sono molto più importanti che non le ipocrite discussioni se e come debba essere considerata questa attività. Per riorganizzare la prostituzione basta guardare a quanto è stato fatto in città come Amsterdam e Berlino, dove la prostituzione è limitata a certe aree ed a certe strutture ed è sottoposta a regolari controlli sanitari e fiscali. I mezzi per arrivare alla riorganizzazione della prostituzione possono essere diversi, ma il fine non può essere che uno: togliere le prostitute dalla strada e dalle organizzazioni criminali, e rendere un’attività, che oggi è più o meno clandestina, ed eventualmente imposta, scelta liberamente e regolamentata sia dal punto di vista sanitario che fiscale. Chi è contrario ai controlli sanitari obbligatori dovrebbe ricordare che già alcune categorie di lavoratori nel nostro paese sono obbligate a controlli sanitari e non possono esercitare la loro professione se sono ammalati, basta pensare ai lavoratori del comparto alimentare che se non dimostrano di non avere certe malattie, non possono esercitare la loro professione. Invece nel nostro paese, pare che nessuno abbia da ridire sul fatto che prostitute (e prostituti) con l’AIDS possano continuare tranquillamente la loro attività, casomai insistono sull’uso del preservativo che ovviamente è poco probabile venga utilizzato da queste persone che dovrebbero proteggersi da una malattia che già hanno. Nell’ambito della riorganizzazione proposta già da tempo , e personalmente da oltre 10 anni, i controlli sanitari sarebbero lo stimolo più efficace per le prostitute ad usare sempre il preservativo con i loro clienti anche in presenza di prezzi più elevati offerti da questi ultimi per avere rapporti non protetti (e ci vorrebbe un altro articolo per spiegare il perché questo avviene), appunto perché l’attività della prostituta potrebbe interrompersi in presenza di malattie acquisite per via sessuale (non solo l’HIV) che verrebbero scoperte attraverso i controlli sanitari periodici.Questo è esattamente quello che succede nelle città di Berlino e di Amsterdam, dove è praticamente impossibile per il cliente avere rapporti sessuali senza preservativo, anche in presenza di offerte molto superiori alla tariffa, proprio per il rifiuto delle prostitute stesse che sono regolarmente controllate dal punto di vista sanitario e che non possono rischiare di perdere il lavoro per malattie acquisite con rapporti sessuali senza preservativo. Il fatto poi che si riesca a recuperare qualche prostituta dalla strada è senz’altro lodevole, ma bisogna ricordare che queste vengono immediatamente rimpiazzate da molte di più che nel frattempo possono arrivare dall’Africa e dagli ex-paesi dell’Est. Coloro poi che piangono continuamente sulla presunta schiavitù delle prostitute che operano in Italia, che pure esiste, va ricordato che la maggioranza delle prostitute, in particolare dei prostituti sanno benissimo quando partono dal loro paese cosa li attende e fanno questo mestiere per libera scelta. Per esempio in Albania la televisione italiana è molto popolare e pertanto tutti sono ben informati di quello che succede a molte ragazze albanesi che sono in Italia ed addirittura le donne che lasciano alcuni paesi dell’Africa hanno già stipulato un contratto economico per una cifra che dovranno restituire entro un certo periodo di tempo.

 

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