• Da noi niente allarmi ma massima attenzione

Il problema della SARS per l’Europa rimane sostanzialmente un problema teorico, in quanto 35 casi di SARS sono effettivamente ben poca cosa e probabilmente sarebbero molti meno se questi casi fossero stati sottoposti al test rapido per la ricerca del coronavirus, disponibile soltanto da qualche giorno. Inoltre, un dato molto positivo è che nessun paziente è deceduto per SARS in Europa, cioè in un continente dove le condizioni sanitarie sia fuori che dentro gli ospedali sono tutt’altra cosa rispetto a quelle della Cina e di Hong Kong e questo dimostra che questo virus si può combattere molto bene con le normali procedure igienico-sanitarie sia fuori che dentro gli ospedali. Certamente speriamo di avere al più presto un test che possa in poco tempo dirci se si è di fronte ad una SARS o no in presenza di una polmonite che, in tempo di epidemia influenzale potrebbe mettere in grave difficoltà le strutture sanitarie. Da quanto abbiamo potuto osservare in queste prime settimane di epidemia, tutti i 9 casi italiani, per esempio, e quasi tutti quelli europei provengono da aree a rischio, quasi nessun europeo si è infettato in Europa da questi pazienti e questo dimostra ancora la capacità del sistema sanitario europeo, oltre che delle condizioni igienico-sanitarie nel nostro continente a fronteggiare al meglio questa epidemia. Sono pertanto molto ottimista sull’evoluzione della SARS, almeno in Europa, mentre bisogna senz’altro combattere gli allarmismi che sono stati disseminati in grande quantità nell’opinione pubblica nazionale ed europea a causa dell’esagerato risalto dato a questa patologia anche per gli influssi economici molto negativi in Oriente e, ovviamente anche sanitari per quanto riguarda la Cina. Bisogna ricordare, infatti, che la mortalità dell’influenza è almeno equivalente a quella della SARS ed ogni anno soltanto in Italia, nonostante le campagne per la vaccinazione, migliaia di persone muoiono per gli effetti dell’influenza. Certamente l’allerta deve essere comunque alta, soprattutto fino a che per esempio in Cina non si controlli l’epidemia, come ancora non è avvenuto a causa di problemi organizzativi ed igienici che rendono difficile il controllo della patologia. Ben vengano pertanto le iniziative del Ministero della Salute e delle varie task forces regionali che cercano di bloccare l’arrivo in Italia dei potenziali malati, che sono quelli poi che possono trasmettere l’infezione (sembra infatti che nella fase asintomatica il virus non si trasmetta proprio), ma dobbiamo per il futuro abituarci ad avere forse dei casi isolati di SARS, che potrebbero in occasione per esempio della stagione invernale, riemergere e dare qualche piccolo focolaio che però, considerando l’esperienza fatta fino ad oggi, potrebbe essere facilmente controllato con una mortalità vicina allo zero. È necessario che tutto il personale sanitario italiano, sia dentro che fuori gli ospedali, sia ben edotto di questa patologia, ne sappia valutare la giusta dimensione, sia pronto ad intervenire per esempio nei casi sospetti, senza quegli allarmismi che se arrivano dal mondo sanitario peggiorano enormemente la reazione irrazionale della gente, con la conseguente discriminazione nei confronti per esempio dei cinesi che, per quanto riguarda quelli che vivono in Italia da anni, non comportano alcun pericolo né per sé né per gli altri.

In conclusione, pur con le dovute precauzioni già ampiamente adottate, dobbiamo affrontare con serenità e freddezza questa epidemia mondiale di SARS che comunque si dimostra controllabile al meglio con la dovuta organizzazione e le dovute misure igieniche. A questo proposito dobbiamo rinforzare le misure igieniche personali basilari come lavarsi spesso le mani, casomai con sapone liquido e fazzoletti di carta monouso per asciugarsi, specialmente dopo avere starnutito, pulito il naso o essere andato in bagno.

 

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