• I tumori in Italia: epidemiologia, prevenzione, diagnosi precoce e terapia

Ogni anno si ammalano di tumore in Italia circa 250.000 persone e 150.000 ne muoiono. Complessivamente un milione e mezzo sono le persone affette da questa malattia, fra i nuovi casi, i pazienti guariti o in trattamento. Un uomo ha una probabilità su tre e una donna una su cinque di sviluppare un tumore durante la sua vita media, mentre un bambino che nasce oggi e che vivrà fino all'età di 80 anni, avrà visto ammalarsi di tumore oltre 20 milioni suoi connazionali. I tumori sono in costante aumento di incidenza ed é prevista che in Italia nel 2010 vi saranno 400.000 nuove persone ammalate di tumore all'anno, ben oltre i 1000 al giorno. E questo per due motivi, da una parte un maggior numero di anziani e conseguentemente un maggior numero di tumori, dall'altro il costante utilizzo di sostanze cancerogene quali il fumo fra la popolazione generale. Nonostante peraltro il costante progressivo aumento di incidenza, la mortalità é stata in costante calo negli ultimi decenni con una percentuale di sopravvivenza a lungo termine che é passata dal 20% nel 1930 al 55% nel 1990. Questi risultati si ottengono particolarmente nei paesi a forte sviluppo tecnologico, per esempio gli Stati Uniti e il Nord Europa, dove tutti i mezzi a disposizione della moderna oncologia vengono utilizzati ai massimi livelli, sia per quanto riguarda la prevenzione primaria (rimozione delle cause conosciute di cancro, primo fra tutti il fumo di sigarette), la prevenzione secondaria (diagnosi precoce) e i trattamenti (chirurgia, radioterapia e chemioterapia variamente combinate fra di loro in rapporto al tipo di tumore, ne esistono ben oltre 100 tipi, ed alla loro estensione oltre che ad altre caratteristiche biologiche e cliniche). Per quanto riguarda i tumori cosiddetti femminili, cioè il tumore della mammella, del collo dell’utero e dell’ovaio, il valore della prevenzione, della diagnosi precoce e della terapia è diverso nei singoli tumori. Per i tumori della mammella, la prevenzione, che consiste sostanzialmente nella riduzione dell’obesità, e del consumo di cibi grassi ha un impatto scarso (molte speranze sono riposte nella prevenzione con gli ormoni, che ha dato risultati preliminari molto buoni, ma ancora bisogna attendere qualche tempo per l’applicazione clinica), mentre ha un ottimo impatto la diagnosi precoce, cioè l’uso sistematico della mammografia, che può ridurre significativamente la mortalità. Buoni risultati si possono ottenere con la terapia chirurgica, quasi sempre conservativa con l’asportazione di una sola parte della mammella, e con le terapie mediche, sia ormonali che chemioterapiche, che stanno conoscendo una notevole evoluzione, particolarmente per quanto riguarda il trattamento post-chirurgico, anche nei casi con basso rischio di ricaduta della malattia. Per quanto riguarda il tumore del collo dell’utero, la prevenzione ha una discreta possibilità di successo ed in particolare con un miglioramento dell’igiene sessuale (in generale, meno partners sessuali ed uso del preservativo quando si hanno più partners), in quanto è noto che i virus della famiglia degli human papilloma virus, che si trasmettono attraverso i rapporti sessuali, sono alla base di quasi tutti questi tumori. Peraltro, ottima è la possibilità di successo della diagnosi precoce, in particolare con la diffusione del pap test che praticamente dovrebbe azzerare la mortalità da questa malattia. E’ interessante notare che invece nei Paesi dove il pap-test è praticamente sconosciuto, la mortalità per tumore del collo dell’utero è ai primi posti. Per il tumore dell’ovaio non vi è alcuna possibilità di intervento preventivo, in quanto non si conoscono cause che possano determinarlo, mentre scarsa è la possibilità di una diagnosi precoce, che potrebbe essere fatta per esempio con un’ecografia ginecologica o con l’esecuzione di particolari esami del sangue, invece buona è la possibilità terapeutica, particolarmente terapie combinate tra chirurgia, chemioterapia e radioterapia, che necessitano di specialisti con diverse competenze, ma con grande esperienza nel management di questo tumore.

Bisogna però rifuggire da trionfalismi, illusioni e promesse che non si basano su solidi dati a disposizione: la guerra contro il cancro è ancora purtroppo lontana dall'essere vinta definitivamente, anche se alcune importanti vittorie sono state messe a segno in qualche battaglia. Per esempio per il tumore del polmone, c'è ben poco di promettente all'orizzonte sul versante terapeutico e questa malattia, che é il killer numero uno tra gli uomini e il killer numero due tra le donne, rimarrà purtroppo tale, almeno per i prossimi anni. Infatti oggi chi è affetto da questo tumore, che colpisce 30.000 nuovi italiani l’anno, ha ben poche probabilità di sopravvivere a 2 anni dalla diagnosi. E proprio per migliorare la possibilità di guarigione, attualmente la ricerca a livello internazionale sui tumori, ma anche nel nostro paese, é fortemente impegnata nel perseguire diverse linee, tra le quali chemioprevenzione (con l'uso di sostanze ormonali e vitaminiche in grado di bloccare i processi di cancerogenesi in soggetti riconosciuti a rischio di sviluppare tumori o in pazienti già sottoposti a trattamenti curativi per neoplasia e a rischio di sviluppare una recidiva della stessa); blocco dell'angiogenesi tumorale (una trentina di agenti sono attualmente in studio con l'intento di bloccare la produzione di vasi da parte dei tumori), terapie immunologiche innovative (per esempio con la somministrazione di anticorpi monoclonali, una specie di missili telecomandati, rivolti a fattori di crescita dei tumori o ad oncogeni, per esempio nei tumori della mammella, e nei linfomi, vaccini antitumorali (con l'intento di sviluppare una risposta immunologica contro il tumore, per esempio nel melanoma, nei tumori del colon e nei linfomi), terapia genica (con l'intento di manipolare e di correggere il materiale genetico che é responsabile dell'insorgenza e dell'evoluzione dei tumori in laboratorio per poi risomministrarlo modificato al paziente), farmaci chemioterapici derivati da agenti citotossici attualmente in uso, ma dotati di maggiore potenza e selettività nei confronti delle cellule tumorali, ed infine farmaci chemioterapici che agiscono su nuovi bersagli cellulari.

L'auspicio per il nostro paese é che si faccia un ulteriore sforzo per dotarlo, tra le altre cose, di quelle strutture diagnostiche e terapeutiche (per esempio radiologiche e radioterapiche) che possono migliorare la diagnosi e la terapia dei tumori e che la terapia della fase terminale della malattia si doti di hospices e di assistenza domiciliare, che ancora mancano. Inoltre é auspicabile che il sistema regolatorio ed autorizzativo per la realizzazione di studi di fase 1, cioè con nuove molecole, si allinei con quanto succede nei paesi più avanzati, e non si debba assistere all'abbandono del nostro paese da parte di quasi tutte le industrie e agenzie di ricerca internazionale per quanto riguarda gli studi con nuove molecole, per esempio anticorpi monoclonali e farmaci antiangiogenesi per fare solo alcuni esempi, per l'enorme lentezza delle procedure di valutazione di questi studi. Infine le noti dolenti più rilevanti sono sul versante dei finanziamenti, che sono scarsi e per la maggior parte a carico di associazioni private come l'Associazione Italiana per la Ricerca sul

Cancro, mentre é necessario senz'altro aumentare la spesa per la ricerca da parte dello stato, che attualmente ammonta allo 0,07 del PIL contro lo 0,14 della Comunità Europea e dello 0,15 degli Stati Uniti.

Prof. Umberto Tirelli
Primario
Divisione di Oncologia Medica A
CRO, Istituto Nazionale Tumori
Aviano - Pordenone

 

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