• Nessun aumento di tumori tra i soldati in Bosnia

Se conducessimo un’indagine in Italia sulla radioattività, sono certo che il responso sarebbe che quasi il 100% della popolazione risponderebbe che la radioattività è un rischio per la salute. Tutti noi invece, viviamo da sempre, e da migliaia di anni, immersi nelle radiazioni, e la radioattività’ e’ una realtà della natura sulla terra, e non e’ affatto una maledizione per l’umanità. Se cosi’ fosse stato infatti, l’uomo sarebbe scomparso da tempo dalla faccia della terra. Ovviamente, vi sono delle radiazioni molto intese e pericolose, soprattutto quando l’esposizione e’ prolungata. Altre radiazioni, invece, come quelle dell’uranio impoverito, sono facilmente schermabili e basta un foglio di carta per bloccarle e quindi la loro pericolosità e’ bassa e spesso trascurabile. In realtà, dopo la guerra del golfo, diversi studi pubblicati sulle riviste più prestigiose condotti su diverse migliaia di veterani del golfo, sia americani che britannici, avevano dimostrato che non si era verificato tra di loro un aumento di mortalità per tumore né per altre cause, nei confronti sia dei militari che non erano andati nella guerra del golfo, che della popolazione generale. Inoltre, in questa popolazione non era stato riscontrato un aumento di malformazioni nei bambini da loro nati, in confronto con la popolazione generale. Fra l’altro e’ interessante notare che diversi veterani della guerra del golfo vivono da anni ormai con nel corpo frammenti di proiettili di uranio impoverito, che malauguratamente, avevano ricevuto nel loro corpo da parte di commilitoni per i noti errori. Ebbene, pur potendo riscontrare facilmente uranio nelle loro urine, il che dimostra che e’ ben presente nel loro corpo, fino ad oggi e quindi dopo molti anni, non hanno avuto alcun danno, nè tumorale nè ai reni, che rimane sempre l’ organo più a rischio per l’attività’ tossica dell’uranio. La commissione Mandelli, che e’ stata istituita dal Ministro Mattarella del governo precedente all’attuale, ha studiato l’incidenza di tumori tra i militari impiegati in Bosnia e Kosovo. Contrariamente a quanto e’ stato riferito sulla stampa, il dato più’ importante e’ che rispetto ai 91 casi di tumore attesi, sulla base dell’incidenza dei registri dei tumori italiani, si sono effettivamente osservati soltanto 44 casi, circa la meta’ di quanto ci si sarebbe aspettato, un dato questo altamente significativo dal punto di vista statistico. Se si vanno a valutare all’interno di queste neoplasie i tumori solidi e i tumori ematologici, si vede che tra i tumori solidi (del polmone, del cervello, gastroenterici, melanomi, ecc.) dei 74 attesi, se ne sono verificati soltanto 22, il che è anche nettamente significativo dal punto di vista statistico. Invece, tra i tumori ematologici, mentre non vi erano aumenti di leucemie acute e di Linfomi non Hodgkin, vi erano, rispetto ai 5 casi attesi, 12 casi osservati di Linfoma di Hodgkin, il che e’ statisticamente significativo. Questo Linfoma di Hodgkin  e’ un tumore piuttosto frequente nella popolazione giovanile. Tra l’altro la commissione Mandelli ha riportato anche uno studio, poco o per niente riferito dai giornali, condotto su centinaia di militari, sia tra quelli che sono andati in Bosnia, che tra quelli che non sono andati, ed un gruppo di controllo di civili, nei quali e’ stato misurato l’uranio nelle urine per valutare se vi era un aumento di uranio in coloro che sono andati in Bosnia e Kosovo rispetto agli altri. Emergeva chiaramente che non vi erano differenze di uranio nelle urine tra i militari che erano andati in Bosnia e Kosovo, rispetto ai gruppi di controllo. In conclusione, sulla base dei dati forniti dalla commissione Mandelli e su quanto riferito dalla letteratura medica internazionale, si può escludere che vi sia una correlazione tra uranio impoverito e tumori, anche se e’ senz’altro prudente continuare a seguire l’evoluzione di questo fenomeno. 

 

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